Il mio rapporto con il cibo non è speciale, nel senso che sono uno molto schizzinoso, a cui non piace quasi nulla. La lista dei piatti giapponesi che ti propongo riflette tale condizione, mi sento dunque di consigliartela solo se odi profondamente frutta e verdura (tranne che l’insalata e la mela), schifi tutto ciò che non rientra nella “normalità” delle cose e reputi cosa buona e giusta lasciare sempre qualcosa nel piatto prima di chiedere il conto al cameriere.

Se, come me prima di partire, ti stai domandando quali sono i piatti tipici della cucina giapponese che potrai mangiare durante il viaggio in Giappone, sappi che nell’elenco seguente troverai sicuramente una o più ricette “salva-vacanza”. Non far caso alla descrizione maccheronica di alcune pietanze, dopotutto non sono un food blogger (per la verità neanche travel blogger) né tantomeno aspiro a diventarlo.

Avvertenza: se il verbo odiare associato a frutta e verdura ha urtato la sensibilità di qualcuno mi scuso fin da ora. Sono consapevole di quanto siano importanti nell’alimentazione, ma io proprio non riesco a compiere il grande passo. Gli schizzinosi mi capiranno.

Questi sono i 5 piatti tipici giapponesi che ti consiglio di provare per sopravvivere all’esame della cucina in Giappone.

1. Tonkatsu

Fosse stato per me avrei mangiato tutti i giorni il tonkatsu, la mitica cotoletta di maiale fritta, soltanto che Chiara non era dello stesso avviso. Mi ripeteva sempre: “Il fritto fa male, il fritto fa male”. Di solito viene servito insieme al riso, che per molti piatti (compreso questo) rappresenta soltanto un mero contorno, come per noi lo è il pane. Non so gli altri, ma io mangiavo prima la razione di riso lasciando i piccoli pezzi di cotoletta per ultimi.

Per aumentare la goduria ti consiglio di immergere ciascun pezzo nella salsa abbinata, che trovi all’interno di una delle due ampolle portate dal cameriere. Il condimento esterno che accompagna il tonkatsu ha il potere di rendere più buono anche il cavolo cappuccio, l’altro elemento presente nel piatto accanto al riso.

Lo trovi nei menu di molti ristoranti giapponesi, sia a Tokyo che a Kyoto, ti suggerisco però di provarlo in uno dei tanti Tonkatsu Wako sparsi per la capitale. Personalmente mi sono innamorato della cotoletta di maiale preparata dal Tonkatsu Wako sito nel piano interrato del centro commerciale Subnade, alla destra della stazione di Shinjuku.

2. Riso al curry

Lo ammetto, prima di ordinare il riso al curry giapponese ho chiesto a Chiara cosa diavolo fosse il curry (già da qui puoi farti un’idea sulle mie conoscenze culinarie). Ovviamente non mi ha risposto, perché secondo lei dovrei provare a mangiare di tutto, senza sapere cosa sia o cosa non sia. Sì certo, aspetta e spera. L’ho cercato allora su Google, scoprendo che era un composto di spezie piccante. Per me, dunque, semaforo verde.

In questo caso, il riso è la componente principale del piatto, accompagnato da una specie di cremina giallognola molto saporita. L’ho mangiato per la prima volta al CoCo Ichibanya di Tokyo, un piccolo locale a circa cinque minuti a piedi dal Palazzo del governo metropolitano, lungo la strada che conduce al parco vicino.

Te lo consiglio come piatto principale all’ora di pranzo, in assenza di altro. Lo si trova nei menu della maggior parte dei ristoranti, sia nelle grandi che nelle piccole città. Oltre che a Tokyo, infatti, mi ricordo di averlo mangiato sicuramente anche a Kamakura e a Nara.

3. Ramen

Il primo cibo giapponese che ho mangiato a poche ore dall’arrivo a Shinjuku è stato il ramen, un brodo caldo con spaghetti e carne. Il fatto di non sapere esattamente cosa ci fosse dentro e, allo stesso tempo, la familiarità degli spaghetti (in Giappone si chiamano noodles), mi hanno aiutato a rompere il ghiaccio con la cucina giapponese.

Come il tonkatsu, anche il ramen ha una sua catena di ristoranti: Ichiran. Prima di sederti al tavolo dovrai ordinarlo attraverso una macchinetta. Ti consiglio di aiutarti con le illustrazioni per capire cosa stai ordinando o meno, cambiare idea dopo aver pagato non è semplice (anche se conosci l’inglese alla perfezione).

Il momento ideale per mangiare il ramen è alla sera, ci vuole coraggio a consumarlo durante le calde ore centrali. Aggiungo che si tratta di un piatto molto economico, perfetto quindi per chi può contare su un budget limitato. Inoltre, non ha bisogno di essere accompagnato da un altro alimento, alla sera è sufficiente come unico pasto.

4. Udon

La prima esperienza con gli udonspaghetti (noodles) grossi – è stata piuttosto drammatica, avendo ordinato la versione fredda (che ti sconsiglio vivamente) anziché quella calda, che prevedeva spaghetti con dei pezzi di ghiaccio e un tuorlo d’uovo. Ricordo ancora l’espressione di Chiara, divertita da quello che i suoi occhi stavano vedendo.

Dopo l’errore commesso la prima volta, un paio di giorni più tardi ho voluto dare una nuova chance al piatto che più si avvicina ai nostri adorati spaghetti (fatte le dovute proporzioni). La versione calda viene servita con un po’ di brodo di carne, dunque simile al ramen, anche se rimangono due piatti diversi. Infatti, mentre al ramen associo l’idea di brodo caldo (o zuppa), considero gli udon più simili a un piatto di spaghettoni.

Anche per questo motivo tendo a consigliarteli come primo all’ora di pranzo, in alternativa al riso al curry giapponese. Un consiglio spassionato: se la sola idea di mangiare spaghetti freddi con ghiaccio e tuorlo d’uovo ti fa passare l’appetito, evita come la peste qualsiasi ricetta di udon dove compare l’aggettivo cold (freddo in inglese).

5. Yakitori

Nella variegata offerta di piatti tipici giapponesi, gli yakitori rappresentano il principale punto di contatto con la cucina internazionale. Sono infatti dei semplici spiedini di pollo cucinati alla griglia, serviti con salsa di soia o sale. Li ho mangiati la prima volta in un ristorante della stazione di Kyoto per cena, il giorno dopo aver provato senza fortuna la pizza.

Un altro punto a favore per gli yakitori è la possibilità di usare soltanto le mani, senza ricorrere quindi alle tradizionali bacchette. L’unico neo negativo, se così si può definire, è il prezzo rapportato al singolo spiedino. Uno da solo non è sufficiente, due nemmeno, tre iniziano a diventare un numero ragionevole.

Dopo questo primo assaggio di cucina giapponese, se intendi conoscere dritte e consigli per la tua prossima vacanza ti consiglio la lettura della guida su come organizzare un viaggio in Giappone fai da te.


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