Abbazia di Sant’Urbano ad Apiro

Abbazia di Sant'Urbano

L’Abbazia di Sant’Urbano è un’abbazia benedettina situata nel territorio del comune di Apiro, in provincia di Macerata. Insieme all’Eremo dei Frati Bianchi e all’Abbazia di Sant’Elena, va ad arricchire il patrimonio artistico-religioso custodito nella Valle di San Clemente, un luogo ancora poco pubblicizzato in rete ma che ha tanto da offrire ai turisti in visita nelle Marche e ai suoi abitanti.

In questo articolo ti porterò alla scoperta dell’Abbazia di Sant’Urbano, raccontandotene la storia e spiegandoti perché è una delle abbazie da visitare assolutamente in due precisi giorni dell’anno (il 25 maggio e il 19 luglio). Inoltre, ti suggerirò le attrazioni più importanti che puoi vedere qui vicino nello stesso giorno.

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Storia dell’Abbazia di Sant’Urbano

Uno dei motivi per cui l’Abbazia di Sant’Urbano figura nell’elenco delle abbazie più importanti delle Marche è dato dalle sue antiche origini. Infatti, il primo documento storico che accerta la presenza dell’abbazia benedettina risale al 1033. Di conseguenza, la fondazione viene fatta risalire intorno all’anno Mille, data dello storico passaggio dall’Alto al Basso Medioevo.

L'abside dell'Abbazia di Sant'Urbano

Due secoli più tardi (1226), al culmine degli scontri tra l’Abbazia e la città di Apiro, parte della chiesa fu distrutta da un incendio. Alla base dei contrasti tra le due fazioni c’era il potere politico in mano al complesso religioso, mal digerito dalla fazione opposta. Tuttavia, dopo che le fiamme avevano messo in pericolo la sua esistenza, il monastero tornò a risplendere poco più tardi grazie a una rapida ricostruzione.

Un’altra data da cerchiare in rosso è il 1441, anno in cui l’Abbazia di Sant’Urbano venne unita alla vicina Abbazia di Val di Castro, su decisione di Papa Eugenio IV. Per l’occasione, si verificò anche un cambio di gestione all’interno dell’edificio religioso, con l’arrivo dei monaci Camaldolesi (l’ordine fondato quattro secoli prima dal monaco benedettino San Romualdo).

Anche quest’ultimi però non resistettero a lungo e, dopo circa 400 anni, furono costretti ad abbandonare l’abbazia, a seguito dell’abolizione degli ordini monastici voluta da Napoleone nel 1810. Da qui in avanti, il destino del monastero – divenuto nel frattempo di proprietà dello Stato – passò tra le mani di numerose famiglie, in ultimo quella dei Chiodi (su questo punto tornerò a breve, promesso).

Dopo un lungo viaggio, iniziato a partire dall’anno Mille, siamo arrivati ai nostri giorni. Ironia della sorte, alla fine degli anni Settanta l’Abbazia di Sant’Urbano diventa di proprietà del comune di Apiro, che nel 1992 la restaura completamente dopo averla messa a ferro e a fuoco 800 anni prima.

Esterno dell'Abbazia di Sant'Urbano

Infine, il cerchio si chiude nel 2017, quando l’amministrazione comunale stringe un accordo con Enrico Loccioni (in stretta parentela con la famiglia Chiodi, ricordi?) e la sua impresa, per la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale della Valle di San Clemente, inclusa l’abbazia.

Dentro l’Abbazia di Sant’Urbano

Ad alcuni passaggi storici citati qui sopra si è potuti risalire grazie ad alcune iscrizioni presenti all’interno dell’Abbazia di Sant’Urbano. Per esempio, l’episodio dell’incendio avvenuto agli inizi del XIII secolo è riportato nell’iscrizione in latino dell’altare della cripta, attraverso cui si viene a sapere anche che in seguito ci fu l’istituzione di un’indulgenza: le donazioni dei pellegrini finanziarono i lavori di ricostruzione della chiesa.

Cripta dell'Abbazia di Sant'Urbano

Un’altra iscrizione, stavolta collocata nel presbiterio, ha permesso agli storici di risalire con precisione al periodo in cui l’abbazia fu realizzata. Una volta tradotta dal latino all’italiano, si scopre che la frase scolpita sulla pietra svela anche chi fu a volere l’edificazione del monastero: “Fatto costruire, all’inizio dell’anno Mille, dall’abate Attone”.

Presbiterio dell'Abbazia di Sant'Urbano
Ampia veduta del presbiterio dell'Abbazia di Sant'Urbano

In tutto, gli ambienti dell’abbazia sono tre: l’aula, il presbiterio e la cripta. Quando entri, davanti a te si paleserà l’ampia aula con le sue tre navate. Invece, al di là del muro centrale, salita una piccola scalinata, entrerai nel presbiterio, dove è collocata la statua di Sant’Urbano. C’è poi la cripta, al cui interno trovi il piccolo altare presentato poco qui sopra.

Aula dell'Abbazia di Sant'Urbano
Dipinti nell'aula dell'Abbazia di Sant'Urbano

L’occhio di Sant’Urbano

Descritta, a grandi linee, la storia del monastero, è arrivato il momento di parlare dell’occhio di Sant’Urbano. Con questo nome si indica uno spettacolare fenomeno luminoso che si ripete all’interno dell’Abbazia di San’Urbano soltanto due giorni all’anno: il 25 maggio, giorno in cui si festeggia il patrono di Apiro (appunto, Sant’Urbano), e il 19 luglio.

Le due date potrebbero sembrare slegate tra di loro, ma in realtà le cose non stanno esattamente così. Infatti, entrambe sono in stretta correlazione con il giorno del solstizio d’estate: la prima data cade 27 giorni prima, la seconda 27 giorni dopo. A scoprire per primo l’occhio luminoso è stato Pacifico Ramazzotti, un architetto locale.

Ma cosa succede, esattamente, nei giorni 25 maggio e 19 luglio? Come ti dicevo, l’occhio di Sant’Urbano è un fenomeno legato alla luce: il sole penetra nell’occhio posizionato sopra l’abside, colpendo un cerchio realizzato nella pietra all’interno dell’abbazia. Secondo la ricostruzione personale dell’architetto Ramazzotti, tale evento – a livello simbolico – rappresenterebbe l’eucarestia.

Tutto questo ha un senso, dal momento che la costruzione dell’occhio sopra l’abside viene fatta coincidere con il pontificato di Papa Urbano IV (1261-1264) e, soprattutto, l’istituzione del Corpus Domini, la solennità religiosa con cui si celebra la presenza di Gesù Cristo nell’eucaristia.

Tip: sono due i cerchi che vengono colpiti dalla luce nelle date indicate qui sopra. Il primo, raggiunto dal fascio luminoso entrante dal foro posto sopra l’abside, lo trovi nel pilastro della navata sinistra dell’aula (il primo ambiente quando entri nell’abbazia). Il secondo cerchio è collocato alla base di una colonna della cripta: in questo caso, il raggio di luce proviene dalla finestra posizionata dietro l’altare.

Cosa vedere nei dintorni

Prima di salutarti, permettimi di suggerirti un paio di luoghi da vedere nello stesso giorno vicino all’Abbazia di Sant’Urbano. Il primo che ti consiglio è l’Eremo dei Frati Bianchi a Cupramontana, distante meno di 7 km rispetto all’abbazia, dove era solito recarsi il poeta locale Luigi Bartolini (famoso per aver scritto il romanzo Ladri di biciclette, fonte d’ispirazione per l’omonimo capolavoro cinematografico).

Un altro luogo di grande interesse non lontano da qui (circa 20 km) che ti consiglio di visitare è Elcito, un bellissimo borgo in pietra quasi disabitato, situato in cima a uno sperone di roccia ad oltre 800 metri d’altezza.

Infine, se ti avanza tempo, aggiungi al tuo itinerario la faggeta di Canfaito, famosa per il suo foliage in autunno e luogo perfetto per trascorrere al fresco alcune ore spensierate nei fine settimana della calda stagione estiva.

Conclusioni

Cos’altro aggiungere? Per me e Chiara, l’Abbazia di Sant’Urbano è stata sicuramente una piacevole scoperta. Confesso che, pur essendo già stato nella Riserva Naturale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, non ero a conoscenza della Valle di San Clemente, di cui l’abbazia rappresenta il luogo d’interesse principale: un motivo in più per tornare e scoprire gli altri tesori nascosti di questo territorio.

Per qualsiasi dubbio o domanda sulla visita all’abbazia lascia invece un commento qui sotto, ti risponderò il più presto possibile.

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