Eremo dei Frati Bianchi di Cupramontana

Eremo dei Frati Bianchi - Cupramontana

L’Eremo dei Frati Bianchi è un antico monastero situato a Cupramontana, nella provincia di Ancona. Conosciuto anche come Eremo delle Grotte, il suo nome trae origine dall’usanza dei monaci che vi dimorarono di indossare un abito bianco. Infatti, essi appartenevano all’ordine camaldolese di San Romualdo (a cui viene attribuita la fondazione dell’eremo), la congregazione monastica rappresentata spesso in pittura con una veste interamente bianca.

Insieme all’Abbazia di Sant’Urbano, l’Eremo dei Frati Bianchi è uno dei luoghi spirituali di maggiore interesse della valle di San Clemente, avamposto di monasteri millenari, borghi dimenticati e abissi naturali. Hai scelto l’eremo come prossima tappa di una gita nelle Marche durante il fine settimana e vuoi conoscere qualcosa di più sulla sua storia, oltre a ricevere alcune informazioni pratiche sulla visita? Continua allora a leggere l’articolo, troverai tutto quello che stai cercando.

Storia dell’Eremo dei Frati Bianchi

Secondo la tradizione, l’Eremo dei Frati Bianchi è stato fondato agli inizi dell’anno Mille da San Romualdo, il monaco benedettino da cui nacque la congregazione camaldolese. In quel tempo, i frati vivevano all’interno delle grotte in preghiera e penitenza. Per il primo documento storico che attesta l’esistenza dell’eremo si deve attendere il 1294, anno in cui il notaio Giuntolo da Poggio Cupro donò al monaco Giovanni Maris la parete rocciosa in cui in passato erano state scavate le grotte dai camaldolesi.

Facciata dell'Eremo dei Frati Bianchi

Negli anni successivi i monaci avviarono la costruzione del monastero, scegliendo di collocarlo nelle immediate vicinanze delle grotte. I lavori proseguirono per tutto il XIV secolo, fino a quando non furono completati gli ambienti della chiesa maggiore, le tre cappelle (una dedicata a San Romualdo), la sacrestia, il refettorio, la foresteria e la cantina.

Nonostante gli sforzi compiuti dai camaldolesi, nel corso della sua storia l’Eremo delle Grotte venne più volte abbandonato: continue frane e smottamenti del terreno da una parte, decisioni politiche controverse dall’altra, hanno contribuito a determinare in negativo l’esistenza del monastero. Una data che ben riassume le sfortunate vicende dell’eremo è il 31 dicembre 1866, quando i monaci furono allontanati con la forza a seguito della legge promulgata in quello stesso anno, tramite la quale venne stabilita la soppressione di tutti gli Ordini religiosi.

Particolare sulla grotta e il campanile dell'Eremo dei Frati Bianchi

A seguito delle turbolenti vicende di qualche anno prima e la crescente difficoltà per i monaci superstiti di convivere con una struttura ormai in stato di abbandono, nel 1925 si decise per la chiusura dell’eremo. Trascorsero altri quattro anni per passare dalle parole ai fatti, con l’addio definitivo al monastero degli ultimi frati camaldolesi di Monte Corona (altrimenti detti frati Coronesi) che giunse nel 1929, a cavallo tra la Prima e Seconda Guerra Mondiale. Dopo un periodo buio durato oltre mezzo secolo, nel 2000 l’Associazione Eremo Srl – divenuta nel frattempo proprietaria del monastero – ha restituito nuova vita all’intero complesso, che oggi ospita eventi culturali e mostre.

Consigli pratici e idee sulla visita all’Eremo dei Frati Bianchi

Dopo averti illustrato a grandi linee le date più importanti della sua storia, mi auguro di poterti dare una mano nell’organizzare la visita all’Eremo dei Frati Bianchi con dei consigli pratici e un paio di idee:

Parcheggia prima di imboccare la strada privata dell’agriturismo

Innanzitutto, devi sapere che non si può arrivare all’Eremo dei Frati Bianchi in auto, ma hai l’obbligo di parcheggiare 600-700 metri prima per poi proseguire a piedi su un sentiero in salita che inizia dopo un cancello. Ti consiglio di impostare sul navigatore le coordinate 43.4516362,13.090187, che conducono nel punto esatto dove lasciare la macchina (sì, proprio sull’erba tra gli alberi). Da qui prosegui a piedi: segui le indicazioni per l’agriturismo La Distesa, poi gira subito a destra in direzione del cancello, superato il quale inizierà il sentiero vero e proprio in direzione dell’eremo.

Il prato verde davanti all'Eremo dei Frati Bianchi

Nota: la distanza tra il cancello e il monastero misura circa 600 metri. All’andata la strada è in salita, metti dunque in conto un cammino di circa 10 minuti. L’ascesa non è faticosa, e in più ti farà piacere sapere che in estate troverai un po’ di refrigerio grazie ai numerosi tratti all’ombra presenti lungo il percorso immerso nel bosco.

Entra nelle grotte e torna indietro di mille anni

Alcune persone credono che l’essere umano abbia vissuto ben oltre una vita, al contrario di quanto insegnano nelle scuole e alle Università. Mi rendo conto che accostare una tale filosofia di pensiero a un monastero cattolico sia un tantino ai limiti, ma è quello che ho avvertito toccando le pareti delle grotte dove mille anni fa vivevano i monaci camaldolesi. Entra anche tu in una delle grotte scavate sulla roccia alla sinistra dell’edificio religioso (o almeno di ciò che oggi rimane), e prova a toccare con mano la sua parete: fidati di me, quella che proverai sarà una sensazione pura, quasi rivelatrice.

Grotte dell'Eremo dei Frati Bianchi
Vista sull'Eremo dei Frati Bianchi dalle grotte

Consiglio: sali sulla grotta superiore e sporgiti in direzione dell’Eremo, quindi prendi la fotocamera e scatta quello che vedi davanti a te. Sicuramente farai meglio di me che con le foto non sono molto portato 😁 (secondo me la posizione merita davvero, fammi poi sapere cosa ne pensi dopo aver visitato il monastero).

Oltrepassa il portone e addentrati nel bosco

Prima di andare via, concediti una breve passeggiata nel bosco che si estende alle spalle dell’Eremo dei Frati Bianchi. Ripercorrerai le orme dei monaci che un tempo abitavano nel monastero, e dove erano soliti compiere salutari cammini perdendosi tra la fitta vegetazione del bosco. Sali sul giardino alla destra dell’edificio, poi prosegui avanti fino a quando non vedi un portone di accesso. Oltrepassalo, lasciandoti alle spalle l’eremo: tutto ciò che accadrà d’ora in avanti sarà parte del tuo racconto ad amici e parenti, con i quali condividerai pensieri e sensazioni sul percorso.

Giardino antistante il bosco dell'Eremo dei Frati Bianchi

Cosa vedere vicino all’Eremo dei Frati Bianchi

Te ne avevo già accennato all’inizio: nella stessa giornata in cui visiti l’Eremo dei Frati Bianchi, hai tutto il tempo di scoprire il fascino dell’Abbazia di Sant’Urbano e la storia del suo occhio luminoso.

Restando in tema, a cinque minuti d’auto dall’Eremo trovi l’Abbazia di Sant’Elena, il più antico monastero della Vallesina, la cui fondazione (attribuita a San Romualdo) risale tra il 1005 e il 1009.

A 30 km, invece, non perdere Elcito, il borgo del silenzio e del vento arroccato a oltre 820 metri d’altezza con vista su Canfaito e il Monte San Vicino.

Infine, per provare un’esperienza diversa, ti suggerisco di sperimentare qui vicino il Sentiero del Granchio Nero, dove la natura torna protagonista assoluta. Consigliato soprattutto alle famiglie con bambini piccoli.

Conclusioni

L’Eremo dei Frati Bianchi è senz’altro una tappa da non perdere nel tuo itinerario alla scoperta delle Marche. In più, è una grande occasione per conoscere meglio la valle di San Clemente, gemma preziosa incastonata tra la provincia di Macerata e quella di Ancona.

Per qualsiasi dubbio o domanda sulla visita all’eremo di Cupramontana lascia invece un commento qui sotto, ti risponderò il più presto possibile.

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