Durante la nostra ultima vacanza in Alto Adige ci siamo concessi una breve evasione nella Valle Isarco, inserendo come tappa intermedia Chiusa, ribattezzata con l’appellativo di “città degli artisti”. A pochi km più a nord c’è la città di Bressanone (qui le 12 cose da non perdere), perfetta da abbinare nello stesso giorno in cui scegliete di andare alla scoperta del delizioso paesino sovrastato dal monastero di Sabiona.

L’immagine che più ci è rimasta impressa del borgo di Chiusa è quella delle tantissime biciclette colorate esposte lungo la via principale, frutto di una lodevole iniziativa di alcuni imprenditori locali per salutare il ritorno dei turisti dopo la fine del lockdown. Se l’obiettivo era rendere la visita più speciale, nel nostro piccolo non possiamo far altro che complimentarci con gli ideatori dell’originale progetto.

Indice

Cosa fare e vedere a Chiusa

Le adorabili bici dipinte non rientrano però nella lista delle cose da visitare a Chiusa, se non altro perché fanno parte di un’installazione provvisoria (potreste dunque non trovarle più quando verrete). Poco male comunque, visto che di certo nella “cittadina del Dürer” in provincia di Bolzano non mancano altre attrazioni da scoprire.

L'ingresso di un locale della Città Alta di Chiusa

L’atmosfera elegante e tranquilla del corso centrale del borgo vi accompagnerà durante tutta la durata della visita. Se avete avuto il piacere di passeggiare nel centro storico di Bressanone o nell’area pedonale di San Candido, potete già immaginare cosa si provi a camminare in un contesto sospeso nel tempo, con molteplici richiami alla vita di fine Ottocento.

Ma non perdiamo altro tempo in chiacchiere e concentriamoci su cosa vedere a Chiusa in un paio d’ore.

Città Alta

Al nostro arrivo parcheggiamo l’auto di fronte alla stazione ferroviaria (parcheggio gratuito) e da qui ci dirigiamo verso il centro di Chiusa, distante a piedi circa 2-3 minuti. Camminando accanto al fiume Isarco, man mano che ci avviciniamo alla Città Alta lo sguardo viene catturato dalla maestosità del monastero di Sabiona, uno dei principali luoghi d’interesse della Valle Isarco.

Passeggiando lungo la via principale della Città Alta di Chiusa

Non è però ancora ora di salire al monastero. Attraversato il ponte San Cassiano raggiungiamo finalmente Piazza Mercato, da dove inizia il lungo corso che mette in collegamento la Città Alta con la Città Bassa. Da subito rimaniamo affascinati dalle eleganti facciate delle abitazioni e dalle insegne dei negozi, due peculiarità grazie alle quali Chiusa è entrata a far parte del prestigioso circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Chiesa degli Apostoli

All’inizio della Città Alta, non appena superata l’antica porta medievale (Porta Bressanone), ci imbattiamo sulla destra nell’ingresso della Chiesa degli Apostoli. L’edificio religioso, realizzato in stile gotico e con un’unica navata centrale, risale alla seconda metà del Quattrocento. All’esterno la chiesa rimane un po’ anonima (se non ci fosse stata la scritta sul muro non ce ne saremmo nemmeno accorti della sua presenza), mentre all’interno custodisce un interessante altare barocco protetto da un cancello in ferro.

Chiesa degli Apostoli a Chiusa
Chiesa degli Apostoli (credits Wikimedia Commons)

Inoltre, dalla fine di novembre per tutto il mese di dicembre la Chiesa degli Apostoli ospita la mostra dei presepi. Il pezzo forte della rassegna è il presepe ideato dall’artista locale Valentin Gallmetzer, rappresentante la cittadina medievale nei primi anni del Novecento.

Municipio/Rathaus

Pochi metri più avanti si trova l’edificio del comune di Chiusa, facile da riconoscere grazie alla scritta Rathaus in evidenza all’entrata (rathaus in tedesco significa appunto municipio). Dentro il cortile ritroviamo la struttura merlata tipica degli altri palazzi del centro storico, non si può dunque dire che la “casa” degli abitanti di Klausen (questo il nome in lingua tedesca della città altoatesina) non rispecchi l’architettura urbana del borgo.

Municipio di Chiusa

Visto l’argomento, ne approfittiamo per riportare qualche nozione storica:

  • dove oggi sorge Chiusa si ritiene che prima della nascita di Cristo abitassero i Reti, la cui presenza in Tirolo e Trentino è attestata già dal VI secolo a.C.
  • il primo documento ufficiale sulla città risale al 1027, redatto dall’allora re d’Italia Corrado II detto il Salico
  • dal IX all’XI secolo il monastero di Sabiona fu sede vescovile, prima del trasferimento definitivo a Bressanone

Chiesa di Sant’Andrea

La Città Alta termina in Piazza Parrocchia, dominata dalla Chiesa di Sant’Andrea. Come la precedente Chiesa degli Apostoli, anche la parrocchiale di Chiusa risale al Quattrocento, sposando all’esterno uno stile gotico salvo poi concedersi ornamenti barocchi successivi alla sua realizzazione. In passato, sullo stessa area sorgeva una chiesa in stile romanico, che a sua volta era stata costruita nel Duecento sui resti di un edificio religioso appartenente all’alto medioevo (VIII secolo).

Chiesa di Sant'Andrea a Chiusa

All’interno della parrocchiale di Sant’Andrea spicca la presenza di una statua lignea della Madonna, l’opera di maggiore interesse artistico insieme all’altare confezionato dagli austriaci Veit Rabl e Benedikt Faistenberger. Inoltre, appena entrati, rimaniamo piacevolmente colpiti dall’organo in legno posizionato nella parte superiore.

Città Bassa

Usciamo quindi dalla Chiesa di Sant’Andrea e proseguiamo lungo la via principale. Da qui in avanti inizia la Città Bassa, caratterizzata da un corso pedonale più breve rispetto alla Città Alta, mentre per il resto non notiamo grandi differenze. Continuano a farci compagnia le stesse eleganti abitazioni ammirate poco prima, forse con colori un po’ più vivaci, anche se la nostra percezione potrebbe essere influenzata dalla diversa luce del sole.

Città Bassa di Chiusa

Ed eccoci arrivati in Piazza Tinne, la seconda piazza principale di Chiusa dopo Piazza Parrocchia. La concentrazione così alta di alberghi e ristoranti in così pochi metri ci fa capire di essere nel luogo più gettonato dai turisti, intenti a contemplare la magia del posto mentre siedono ai tavoli all’aperto dei vari locali disseminati in piazza e nella vicina via Conciatori.

Museo civico di Chiusa

Piazza Tinne segna la fine del centro storico di Chiusa. Proseguendo avanti, invece, entriamo nel quartiere Fraghes, dove le cose da vedere di certo non mancano. La prima è il Museo civico, ospitato all’interno dell’ex Convento dei Cappuccini, tappa obbligatoria per chiunque ami l’arte.

Museo civico di Chiusa
Museo civico (credits Wikimedia Commons)

Tesoro di Loreto

Qui viene custodito il Tesoro di Loreto, donato alla fine del Seicento dalla regina di Spagna Maria Anna, che in questo modo esaudì il desiderio espresso dal suo confessore Padre Gabriel (nativo del borgo altoatesino).

Nonostante non c’entri nulla con la Basilica della Santa Casa di Loreto (il nome deriva infatti dalla cappella dell’ex convento dove i frati Cappuccini scelsero di custodirlo), il Tesoro di Loreto possiede comunque un inestimabile valore grazie ai tanti oggetti sacri e quadri appartenuti un tempo alle nobili famiglie che gravitavano attorno alla corte reale spagnola.

Colonia Artistica di Chiusa

La visita al Museo civico di Chiusa consente poi di capire le origini del soprannome “città degli artisti” assegnato da tempo al borgo medievale. Merito della sezione intitolata Colonia Artistica di Chiusa, dove rivive la gloriosa epopea iniziata dalla seconda metà dell’Ottocento e proseguita fino alla prima guerra mondiale, quando nel piccolo paese dell’Alto Adige soggiornarono oltre 300 artisti di diversa nazionalità (in maggioranza austriaci e tedeschi).

Non furono però i primi a scoprire le bellezze di Chiusa. A precederli, di qualche secolo, il celebre pittore tedesco Albrecht Dürer, ritenuto il principale esponente della pittura rinascimentale del suo Paese. All’artista di Norimberga piacque così tanto la cittadina sovrastata dal monastero di Sabiona da volerla ritrarre, desiderio auto-esaudito poco più che ventenne nel 1494.

Albrecht Dürer
Autoritratto di Albrecht Dürer (credits Wikimedia Commons)

Oltre a Dürer, l’altro talento artistico profondamente legato alla città fu il tedesco Alexander Koester (vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento), a cui è dedicata una parte speciale di questa sezione.

Chiesa dei Cappuccini

Al termine della visita, usciamo dal Museo civico e attraversiamo il chiostro dell’ex convento, fino a raggiungere l’ingresso della Chiesa dei Cappuccini. Così come il Tesoro di Loreto, ci troviamo di fronte a un’altra donazione compiuta dalla regina Maria Anna a Padre Gabriel, databile tra il 1699 e il 1701. Il suo stile povero rimanda subito all’architettura cappuccina del tempo, ben diversa dalla sconsacrata Chiesa degli Apostoli e ancor di più dalla Chiesa di Sant’Andrea, ma non per questo meno affascinante.

Un dettaglio della Chiesa dei Cappuccini a Chiusa
Chiesa dei Cappuccini (credits Wikimedia Commons)

Per di più, al suo interno ospita alcune pregevoli opere, su tutte la pala dell’altare maggiore realizzata da Paolo Pagani (eminente pittore lombardo del Seicento) e la statua del frate cappuccino Felice da Cantalice, proclamato santo agli inizi del Settecento.

Con la Chiesa dei Cappuccini, in teoria, le cose da vedere a Chiusa sarebbero anche finite. Se però avete ancora un po’ di tempo a disposizione, vi consigliamo di proseguire nella scoperta di questo meraviglioso borgo, che ha almeno altre tre perle da regalare.

Pietra di Dürer

La prima è la Pietra di Dürer, il luogo da dove Albrecht Dürer dipinse Chiusa nel 1494. Che cosa ne fu del ritratto in seguito non è molto chiaro, ma sono in tanti a “rivederlo” nell’incisione dello stesso celebre pittore intitolata Grande Fortuna (o Nemesi), in cui compare un piccolo borgo medievale nella parte inferiore e con sopra una figura femminile di dimensioni poderose raffigurante la dea del destino.

La Grande Fortuna di Albrecht Durer
L’incisione Grande Fortuna (credits Wikimedia Commons)

Per raggiungere la Pietra di Dürer recatevi in Piazza Parrocchia (dove si trova la Chiesa di Sant’Andrea) e da qui prendete il Sentiero di Dürer, contrassegnato dal segnavia numero 5. Tempo 10 minuti (dislivello di circa 30-50 metri) e arriverete all’esatto punto panoramico che oltre 500 anni fa lasciò senza fiato il geniale artista di Norimberga.

Castello Branzoll

Tornati nel centro di Chiusa, ci dirigiamo di nuovo nella Città Bassa per iniziare dal vicolo dei Mulini la salita al monastero di Sabiona. All’inizio dell’ascesa ci fermiamo per un paio di minuti di fronte al Castello Branzoll (o Castello di Branzollo), costruito nel Duecento e caduto in disgrazia dopo un improvviso incendio divampato 400 anni più tardi. Nel corso della sua esistenza (tra il XIII e XVII secolo), il maniero ospitò il capitano dei vescovi di Bressanone, per questo motivo la torre del castello è anche conosciuta come Torre del Capitano.

Castello Branzoll a Chiusa
Castello Branzoll (credits Wikimedia Commons)

Dal castello è possibile ammirare il borgo degli artisti in tutta la sua bellezza, con l’inconfondibile profilo della Chiesa di Sant’Andrea e i tetti delle abitazioni che vanno a comporre il delizioso centro storico. Rimaniamo ancora per qualche secondo fissi con lo sguardo verso il paese medievale, per poi riprendere l’ascesa al monastero.

Monastero di Sabiona

Ci vogliono dai 30 ai 40 minuti di camminata per arrivare al Monastero di Sabiona, mettendo in conto un dislivello di circa 230 metri (il cartello posizionato all’inizio della salita che riporta 1 ora e 30 minuti comprende anche il ritorno). Una volta arrivati in cima, ci rendiamo subito conto il perché questo luogo è soprannominato anche Acropoli del Tirolo: il complesso del monastero racchiude infatti altre gemme preziose come la Chiesa di Nostra Signora, la Chiesa della Santa Croce e la Cappella di Santa Maria.

Monastero di Sabiona a Chiusa

La storia del Monastero di Sabiona affonda le sue radici alla fine del Seicento, quando Mathias von Jenner (decano di Chiusa) avviò i lavori di costruzione dell’abbazia appartenente all’ordine benedettino. A distanza di oltre 300 anni, le monache sono rimaste fedeli alla vita di clausura: oggi risiedono in un edificio del monastero senza avere contatti con il mondo esterno, conferendo a tutto l’insieme un’atmosfera ancora più suggestiva.

Castello di Gernstein

Sì, è vero, vi avevamo detto che conclusa la visita del centro storico di Chiusa c’erano altri tre luoghi d’interesse da non perdere (Pietra di Dürer, Castello Branzoll e Monastero di Sabiona). In realtà c’è una quarta attrazione da vedere assolutamente prima di andare via: il Castello di Gernstein. La residenza storica edificata nel XII secolo si trova lungo la strada che da Chiusa conduce alla frazione di Lazfons, a una distanza inferiore ai 10 km dal centro del borgo.

Castello Gernstein a Chiusa
Castello Gernstein (credits Wikimedia Commons)

Noto anche con il nome di Castello di Tina (per via del rio omonimo che scorre qui vicino), come quello di Branzoll non è visitabile al suo interno perché di proprietà di un privato. Rispetto agli altri manieri presenti nella zona, il Castello di Gernstein si distingue per uno stile neoromantico così accentuato che l’accostamento con i castelli bavaresi è quasi naturale.

Conclusioni

Per il nostro approfondimento su cosa visitare a Chiusa è davvero tutto. Prima di lasciarvi però, vi suggeriamo di vedere nello stesso giorno la vicina Bressanone, considerato anche lo stretto legame con quella che è stata ribattezza da alcuni come la cittadina del Dürer.

Infine, sempre nella stessa giornata potreste recarvi all’affascinante Abbazia di Novacella (qui la nostra guida su tutto quello che c’è da vedere), scoprendo un altro importante luogo spirituale della Valle Isarco insieme al monastero Sabiona.