“Tra due liti d’Italia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria, tanto che i troni assai suonan più bassi, e fanno un gibbo che si chiama Catria, di sotto al quale è consecrato un ermo, che suole esser disposto a solo latria”. Così Dante Alighieri cantava nella Divina Commedia, riferendosi all’odierno monastero di Fonte Avellana. Un’antica tradizione vuole infatti che il Sommo Poeta abbia visitato l’eremo nel 1318, anno in cui fu ospite dell’amico letterato Bosone da Gubbio.

Non c’è comunque bisogno né di essere poeti né tantomeno autori di un bestseller per visitare l’antica abbazia nel comune di Serra Sant’Abbondio, in provincia di Pesaro e Urbino. Noi ci siamo stati dopo la scoperta di Frontone, delizioso borgo situato a pochi km di distanza da qui, e dobbiamo dire che ne è valsa davvero la pena. Peccato solo per il rumore continuo di due o più motoseghe proveniente dal bosco, ma anche i frati avranno il diritto di riscaldarsi d’inverno, non credi?

Ti racconto ora in breve la storia del monastero della Santa Croce di Fonte Avellana, proverò poi a darti qualche info pratica su come arrivarci e cosa vedere nei dintorni.

Storia del monastero di Fonte Avellana

Le sue origini risalgono intorno al 980, quando un gruppo di eremiti allestirono le prime celle dell’eremo alle pendici del monte Catria, a 700 metri d’altitudine. Sul solco dell’insegnamento di San Romualdo di Ravenna, fautore della Congregazione camaldolese, i monaci trasformarono l’eremo di Fonte Avellana in uno dei più importanti centri religiosi della zona.

In questo, merita una menzione particolare San Pier Damiani, proclamato dottore della Chiesa nei primi anni dell’Ottocento e tra i principali attuatori della riforma gregoriana. È grazie a lui se l’eremo, oggi divenuto monastero, accrebbe la sua sfera d’influenza nell’XI secolo, a tal punto da ospitare (e formare) negli anni a venire oltre cinquanta futuri vescovi. Anche lui ricoprì tale carica, non prima però di aver trascorso 22 anni – dal 1035 al 1057 – presso l’eremo di Fonte Avellana.

Dopo la sua morte, i monaci del luogo continuarono a osservare la Regula vitae eremiticae, prezioso lascito di Pier Damiani alla comunità religiosa. Risale invece agli inizi del Trecento la trasformazione dell’eremo in abbazia, pochi anni più tardi la visita di Dante Alighieri. Contrariamente però alle premesse iniziali, quel passaggio segnò per Fonte Avellana l’inizio del declino della vita monastica.

Tutta colpa della pratica delle commende, diffusasi tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Per commenda si intende l’affidamento dei beni di proprietà di un edificio religioso, sia esso un monastero o un’abbazia, a un laico o a una persona di alto rango ecclesiastico. Tale pratica perdurò fino alla fine del Settecento, dopodiché arrivarono anni ancora più bui a causa della soppressione napoleonica prima (1810) e italiana poi (1866).

Oggi Fonte Avellana è di nuovo in mano ai monaci camaldolesi, fondamentali nel recupero del monastero in questi ultimi anni e al ritorno del suo antico splendore.

Per saperne di più, ti invito ad approfondire l’argomento sul sito ufficiale: tra le altre cose, trovi anche le tracce audio delle omelie e le informazioni dettagliate sulla visita guidata.

Come arrivare

Il monastero di Fonte Avellana è raggiungibile comodamente in auto da Sassoferrato (a sud) o Frontone (a nord). Basta seguire le indicazioni per il comune di Serra Sant’Abbondio, e da qui i cartelli che riportano il nome del complesso religioso.

Man mano che ci si addentra nel cuore del monte Catria, che con i suoi 1700 metri d’altezza è la montagna più alta del Pesarese, la vegetazione diventa sempre più fitta, fino a quando non si arriva a destinazione. Qui ti attende un ampio parcheggio gratuito, ben segnalato dai cartelli, un’area di ristoro libera con tanto di panchine in legno e un piccolo ristoro bar.

Importante: lungo la strada che da Serra Sant’Abbondio porta a Fonte Avellana il segnale del telefono è debole (tieni presente che io e Chiara abbiamo rispettivamente TIM e Vodafone). Per questo motivo, se usi il navigatore del cellulare, ti consiglio di scaricare le mappe della zona prima di partire da casa.

Cosa vedere vicino al monastero di Fonte Avellana

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